viernes, 21 de enero de 2011

30 años y sin sueños

He encontrado este artículo sobre el Corriere, cerca de la Navidad. Fechas en las que, una vez, una volta, eran de alegría, de encontrarse con la familia, de gastar más de lo habitual, de hacer ese regalo que sabíamos que el ser querido deseaba y que no se había podido comprar en todo el año.

Creo que no necesita ser traducido, sobre todo me impresiona eso que dice:
"Para mi hija y la gran mayoría de sus coetáneos los sacrificios no son suficientes, con estos jóvenes la realidad ha sido, y es, ávara de oportunidades y ladrona de sueños. Pueden incluso mostrar su valía, pero no tienen la libertad para inventarse el futuro."

Una mamma milanese riflette sul futuro della figlia nel giorno del trentesimo compleanno. Ripensa al giorno della nascita e ai presagi di un avvenire felice. E si interroga su un presente che sconforta. È una lettera sul futuro senza certezze dei giovani. La lettera di una «mamma arrabbiata».


Caro direttore,
ieri mia figlia ha compiuto trent'anni. Da diversi anni lavora nella stessa azienda con contratti «a progetto». Subito dopo la sua nascita, in una gelida notte di luna piena, da un finestrone del reparto maternità dell'allora già vetusto ospedale Principessa Jolanda di Milano (oggi non c'è più) ho potuto ammirare la cupola di Santa Maria delle Grazie del Bramante incorniciata da un cielo terso, luminoso e azzurro che sembrava finto, nel quale, a far da contrappunto alla luna, brillava una stella solitaria. Uno scenario di rara bellezza che mi era sembrato un ottimo auspicio per la mia bambina.
Oggi sono una madre molto arrabbiata. Non è mia figlia che mi ha deluso. E non è di lei che voglio parlare, ma dell'indifferenza di chi assiste senza scomporsi al dramma della sua generazione. Alla sua età io avevo già fatto molti sacrifici, ma avevo prospettive concrete di crescita professionale e di fare progetti per la vita. Per mia figlia e la grande maggioranza dei suoi coetanei i sacrifici non bastano: con questi giovani la realtà è stata, ed è, avara di occasioni e ladra di sogni. Possono anche dimostrare di valere, ma non hanno la libertà di inventarsi il futuro.

Abbiamo perso il valore del lavoro, la sua dignità, il suo ruolo nella crescita individuale e nella società. Non siamo stati capaci di difendere il futuro dei nostri figli. Abbiamo creduto che bastasse aver conquistato certi diritti per avere la certezza che sarebbero durati all'infinito. Complice un diffuso benessere, amplificato in principio dal «riflusso» degli anni Ottanta, abbiamo un po' dormito sugli allori. Noi, che abbiamo potuto realizzarci grazie al lavoro, li abbiamo cresciuti nella certezza che il loro futuro sarebbe stato migliore.
Responsabilità ben maggiori hanno i governi degli ultimi vent'anni senza distinzione, la classe dirigente, le parti sociali, spesso l'inadeguatezza strutturale e formativa della scuola e dell'università. Mi sembra che nessuno, tranne noi e i nostri figli, voglia la fine di questo scandalo. Sono troppi gli altri interessi in gioco.
Con che cuore e testa possiamo accettare che i nostri giovani (e smettiamola con i «bamboccioni»), non abbiano futuro? Nonostante le lauree e i master all'estero, la loro vita sembra segnata irrimediabilmente dalla precarietà. Altro che meritocrazia. E non vale il discorso che sono pigri e viziati. I fannulloni non sono una scoperta del ministro Brunetta, sono sempre esistiti. Per fortuna sono eccezioni.
Le attuali regole del mercato del lavoro, nel tentativo di favorire l'occupazione e combattere il lavoro nero, in molti casi hanno finito paradossalmente per legalizzare la precarietà. Cos'altro si può dire quando, pur non ricorrendo le condizioni previste dalla legge, e in totale assenza di controlli, certe aziende impiegano in massa contratti «a progetto» rinnovabili all'infinito? Perché l'Inps, che da questa tipologia contrattuale riceve contributi irrisori, non controlla che siano veritieri e non degli abusi? Meno male che c'è il welfare delle famiglie. Però anche le famiglie si stanno impoverendo e non mi riferisco solo alle risorse economiche. L'infelicità dei tuoi figli, la loro impossibilità di pensare a domani con un minimo di stabilità, la loro sfiducia, frustrazione, quando non disperazione, fa soffrire anche te, ti condiziona, ti deprime, vivi male. Si vive male tutti.
Basta con l'alibi della crisi globale che paralizza la crescita del Paese. In tempi di crisi c0è anche chi si arricchisce. Non si dica più che da noi però c'è più occupazione che in Spagna. Si dica invece che ce n'è meno che in Germania e quella che c'è comprende qualche milione di lavoratori «atipici».
Credo che abbia ragione chi dice che è finito il tempo del posto fisso perché il mercato del lavoro esige sempre più flessibilità, ma andare in questa direzione senza criterio né tutele non è un passo avanti. Il processo di trasformazione sociale in atto non dovrebbe essere solo un prezzo da pagare. I giovani hanno capacità di adattamento, ma non vogliono e non devono essere ingiustamente penalizzati. Un lavoro dignitoso e flessibile ma con garanzie graduali, fino a raggiungere una certa stabilità, è un elemento importante per ridare fiducia e contribuire al rilancio dell'economia. Non lo dico io, che sono solo una madre arrabbiata, l'hanno detto e lo dicono ripetutamente economisti e giuslavoristi importanti. Ultimamente anche Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia. Sarebbe il modo migliore per dare contenuto a due principi costituzionali: «L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro» (art. 1) e «La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto» (art. 4). Effettivo

jueves, 20 de enero de 2011

Aprendizaje colaborativo a través de la radio

Ya en otras ocasiones el viaje en coche acompañado de la radio me ha servido de inspiración para este blog: interdisciplinaridad, animación a la lectura, etc.
En esta ocasión la audición de un programa de radio dirigido a jóvenes y durante las vacaciones pero preparatorias de exámenes ( deberían haber visto cómo estaban las bibliotecas de ocupadas!) me ha sugerido una idea.

Los animosos locutores se habían propuesto ayudar con las tareas que tenían que hacer.
Una oyente llama para indicar un problema de átomos que no sabe cómo resolver.
Los locutores tampoco saben la solución y le proponen que llame a su amiga.
Ella indica que su amiga está con el novio y no es suficiente motivo para molestarla.
Acaba la conversación, diciéndole que diga a su profesora que lo intento resolver pero ni los de la radio lo sabían.
Al cabo de 5 minutos, los locutores llegan con la respuesta correcta que ha sido comunicada por unos oyentes que, supongo que exagerando, los locutores cifran en torno a los 20.000.
Todo ello con tono amable, divertido a la vez que serio, respetuoso.

miércoles, 19 de enero de 2011

Videoforum o conferencias de calidad a buen precio

En la Facultad de Educación  estamos organizando una serie de actividades extracurriculares que quizás puede ser de tu interés personal o profesional, incluso podrás encontrar interesantes para el currículo de las asignaturas que impartes, recibes, etc.

Estas actividades son de dos tipos:

a)      En primera persona, en el que traemos expertos, principalmente personas vinculadas con el magisterio, que nos cuentan su experiencia profesional en el mundo de la docencia y de la formación.
b)      Para reflexionar en compañía, en el que aprovechando las oportunidades que nos ofrece Internet poder ver y escuchar conferencias que luego podemos debatir, comentar, opinar, etc.

Estas últimas ofrecen la ventaja de que no nos cuestan dinero, si bien precisan de nuestra aportación y de nuestra presencia. Quizás por eso, nos atrevemos a lanzar la primera oferta en periodo de pre-exámenes pero podéis tomarlo como una hora de relax.

Así, la oferta que se propone en primer lugar es la charla de Sir Ken Robinson, en el TED: “Extendiendo valiosas ideas”
Será el próximo día 19 de enero con dos pases:
·        a las 13 horas en el aula 11
·        a las 19 horas en el aula 7 (aula 7 a las 7 p.m.)

Está invitada toda la comunidad universitaria. Tiene una duración de 20 minutos, en inglés con subtítulos (lo que permite educar nuestro oído) y los 40 minutos restantes los dedicaremos a comentarla.

Sir Ken Robinson, PhD is an internationally recognized leader in the development of creativity, innovation and human resources. He has worked with governments in Europe, Asia and the USA, with international agencies, Fortune 500 companies, and some of the world’s leading cultural organizations. In 1998, he led a national commission on creativity, education and the economy for the UK Government. ‘All Our Futures: Creativity, Culture and Education’ (The Robinson Report) was published to wide acclaim in 1999. He was the central figure in developing a strategy for creative and economic development as part of the Peace Process in Northern Ireland, working with the ministers for training, education enterprise and culture. He was one of four international advisors to the Singapore Government for its strategy to become the creative hub of South East Asia”.

OS ESPERAMOS

martes, 18 de enero de 2011

Buscando noticias positivas sobre maestras

Estamos organizando un homenaje a las maestras para el día 8 de marzo, Día Internacional de la Mujer.
Entre las actividades, una que precisa del apoyo y la colaboración de todas: buscar noticias y hechos positivos referidos a maestras y formadoras en general. Por ejemplo, una maestra proclamada "hija adoptiva" del pueblo, un equipo que lleva adelante un proyecto de recuperación social de un barrio depauperado, etc. 
Por favor, tomarlo en serio porque queda poco tiempo. El período podría ser desde 1 de septiembre 2010 al 1 de marzo de 2011. VAMOS!!!  COLABORAD.

lunes, 17 de enero de 2011

Evaluación o Estigmatización

Otra entrada de las más visitadas en la que los comentarios son mejor que la propia entrada:

Estaba tratando de explicar la diferencia entre calificar (poner etiquetas) y evaluar (emitir un juicio de valor) cuando una noticia llamó mi atención.

Calificar es decir que quiero una Nike Air Zoom Vomero .
Evaluar es decir que quiero unas zapatillas con cámara de aire en la puntera y en el talón, de un tejido transpirable y con las piezas cosidas y resistentes a la carrera.

Por eso, sustentar la solución al fracaso escolar en la posibilidad de poner un cero o no, me parece de una inocencia suprema o de una sociedad que se cree la objetividad de las escalas de calificación. Cuanto más largas sean, mayor es la posibilidad de equivocarnos, de que los límites de cada categoría sean más indefinidos.
En el artículo la diferencia entre el 0 y el 1 es muy clara, 0 al que no se presenta (en la Universidad es No presentado) y 1 al que escribe el nombre. ¿Si escribe las preguntas le podremos dar un 1,5?
Publicado por Enrique García

4 comentarios:

Raquel dijo...

    ¡Qué cosas! Yo ya estoy "harta" de calificaciones, etiquetaciones porque los profesores (e incluso un orientador) al principio de cada curso me miran y ya creen saber cómo seré y qué haré en sus clases. En fin...

    Comprendo que es una manera de conocer a la gente (Lo hacemos de forma automática, nos sirve para sobrevivir, defendernos,...) pero en esta profesión hay que intentar ir más allá, por eso está la evaluación. Y muchas veces los profesores (si realizan bien su labor) terminan sorprendidos con los avances o retrocesos de sus alumnos que muchas veces no son lo que esperaban al principio.

    Es curioso que siempre sacamos buenas notas cuando estoy motivada con las asignaturas y no nos preocupamos por las notas, calificaciones. ¿Verdad? Eso está claro.

    Quiero aprender, disfrutar de ello, emocionarme con lo que yo aprendo, volver a emocionarme viendo cuántas cosas he aprendido, un montón, muchas cosas maravillosas... y no un 10 ni una MH. Claro que sirven, para que des saltitos de alegría pero luego ya no te acuerdas de ello, sino de lo aprendido y lo vivido.
    29 de octubre de 2008 10:07
603534 dijo...

    Interesante post.
    Ha conseguido que me vaya a buscar términos a un diccionario de léxicos de Ciencias de la Educación, he encontrado términos como evaluación, rendimiento académico escolar, calificación cuantitativa, calificación cualitativa,pruebas educativas, medidas educativas.
    ¿Medimos, calificamos, evaluamos, la enseñanza o el aprendizaje?
    29 de octubre de 2008 10:40
Raquel dijo...

    603534, ¿no había nada sobre coevaluación, autoevaluación, heteroevaluación,...?
    29 de octubre de 2008 11:25
Dr_Solaris dijo...

    En Primaria debería ser suficiente el APTO o no APTO. Por lo que hemos hablado, tantas veces...de cómo evaluar una competencia...Así que todo lo demás debería sobrar...juzgar y calificar es innecesario cuando lo único que nos importa es que los alumnos sean "capaces de". Eso evitaría las comparaciones de fulanito que ha sacado más nota que menganito, yo tengo más sobresaliente que tú... Si lo único que es importante es que el alumno tenga competencia en algo...
    Por cierto, esto decía Tenbrink en el 81: "Evaluar es el proceso de obtención de información y de su uso para formular juicios que a su vez servirán para tomar decisiones."
    Claro, obtener información de nuestros alumnos...esto es vital...y tomamos información a lo largo de todo el proceso de enseñanza-aprendizaje...luego formulamos juicios, aunque deberíamos denominarlo hipótesis sobre ese proceso...por último las decisiones, aquí está lo verdaderamente importante, no sólo es decir APTO o no APTO, SOBRESALIENTE o INSUFICIENTE, es poder determinar que ese alumno tiene las capacidades y competencias o determinar que ese alumno necesita los medios y apoyos suficientes para poder corregir y encauzar de nuevo al alumno hacia esa adquisición de competencias...(la verdad es que para no gustarme las competencias, he utilizado el termino más de lo que me hubiera gustado...).
    31 de octubre de 2008 00:29

viernes, 14 de enero de 2011

El aprendizaje de las personas adultas

Esta entrada pretende ser una renovación a la competencia que genera Facebook que está haciendo bajar el número de comentario en el blog, no así el número de visitas que sigue siendo muy alto.  Así que intentando encontrar ideas, he individuado una entrada y sus sabrosos comentarios que a continuación transcribo, espero que os invite a añadir nuevas reflexiones.

ESTIMULO- POST-ENTRADA
Parece ser que algunos compañeros profesores de Universidad no leen mi blog y las recomendaciones de Knowles: 
la persona adulta es una persona adulta y no aprende como los niños. 
NO es que sea más torpe que los niños, sino que aprende de diferente forma.
Voy a verme obligado a decir a los estudiantes lo que decía la mujer de Knowles cuando su esposo se sentía incompetente para entender el manual de instrucciones del ordenador: "el estúpido es el que ha escrito el manual y no tú, cariño".

1.- Las personas adultas tienen muchas experiencias anteriores que son pertinentes a cualquier actividad educacional. El ignorarlas causa mucha resistencia al estudio.
2.- Las personas adultas tienen muchas más preocupaciones aparte de lo que Ud. esté tratando de enseñarles. Si Ud. les hace perder su tiempo, lo resentirán.
3.- Las personas adultas se afrontan a decisiones reales que tienen que hacer y a problemas reales que tienen que resolver. El entrenamiento puede desperdiciarse si no los ayuda con ninguno de estos dos.
4.- Las personas adultas reaccionan a la autoridad por hábito según sus experiencias. Ud. no puede obligar a otra persona a aprender.
5.- Las personas adultas son orgullosos y auto-dirigidos, es decir, independientes. El estudio es mucho más eficiente cuando es la idea del estudiante, y cuando satisface sus necesidades especificas.
6.- Las personas adultas tienen algo real que pueden perder. El estudio debe elevar o ampliar su posición, su estimación o su auto-realización. De otra manera es mucho lo arriesgado.

    * Si una persona adulta es autodirigida y se le pone en una situación en la cual ya no puede hacerlo, se frustrará y aprenderá con dificultad.
    * Si uno no toma en cuenta el hecho de que la persona adulta es el total de sus experiencias, la persona percibirá ese rechazo como un rechazo personal y aprenderá con dificultad.
    * En la educación de personas adultas, cada una es responsable de su propio aprendizaje.

RESPUESTAS-COMENTARIOS:
Anónimo
José Luis Aspas dijo...
Es completamente necesaria la contextualización de la experiencia del/la participante para diseñar, entre los agentes involucrados y él mismo, su propio proceso de aprendizaje. Es completamente necesario que el educador o educadora sepa qué quiere el/la participante, para qué y por qué ya que de este modo podrá intervenir en el proceso de un modo sistemático. Es completamente necesario que el educador/a y el/la participante sepan para qué sirven los nuevos conocimientos que se van a adquirir en el proceso y que éste se lleve a cabo de una manera reflexiva, dinámica, flexible, armónica e informal.
El/la educador/educadora ha de ser consciente de qué va a impartir (nuevos conocimientos) y para qué van a servirle al participante, así como ser consciente de cómo impartir estos nuevos conocimientos. Investigación Acción Participación. Claves básicas del formador de formadores.
10 de mayo de 2010 11:28
Suprimir
AnónimoRaquel dijo...
Hoy hemos visto en una clase la evaluación autétnica y esta entrada me recuerda mucho a lo que estamos hablando. Ha de convertirse ya en una realidad pero no lo veo en ninguna parte. Espero verlo en alguna parte del mundo educativo. Vosotros lo habeis visto en alguna parte (en un instituto, en un centro cívico, en alguna universidad....)? Ya existe ne la practica o solo lo es en la teoría?
10 de mayo de 2010 22:00
Suprimir
BloggerRosa dijo...
Me gusta mucho el contenido de este post.

Junto con el para qué y el por qué que menciona José Luis Aspas, pienso que es fundamental que el profesor sea consciente del tiempo que el adulto invierte en su formación, lo que hace a costa de descuidar otras cuestiones igual de trascendentes, o más, que la formación.

En ocasiones parece que el docente ni siquiera se ha planteado la cantidad de filigranas que has tenido que hacer para poder asistir al curso, acudir a clase y hacerlo, además, escuchándole. Por todo ello resulta triste que una formación que te ha exigido una planitificación detallada y la movilización de recursos, no cumpla las expectativas previstas, te defraude y tengas la sensación de haber perdido el tiempo.

La aseveración "si uno no toma en cuenta el hecho de que la persona adulta es el total de sus experiencias, la persona percibirá ese rechazo como un rechazo personal y aprenderá con dificultad" pienso que es extensible a los niños y a los jóvenes y que incluso es a estos a quienes afecta más. El adulto tiene elaborados mecanismos mentales de defensa , que le vienen proporcionados por su experiencia vital. Los niños y jóvenes , no. De ahí la extrema importancia de que se sientan acompañados durante el proceso de aprendizaje y se valoren sus esfuerzos .
11 de mayo de 2010 10:18

jueves, 13 de enero de 2011

Ministro Gabilondo

Oir a un ministro es interesante porque eres consciente que dispone de mucha información que regala regulándola. Oír a un ministro que es un filósofo, un metafísico, que como él dice: "hace el amor con las palabras".es más interesante todavía
En la clausura de la inauguración de las Jornadas de la Conferencia de Consejos Sociales de las Universidades Públicas Españoles, cuyo tema era El aprendizaje a lo largo de la vida. Un lugar de encuentro entre la Universidad y la Sociedad. nos regaló las siguientes ideas:
- No cree que haya personas sobrecualificadas. La formación nunca está de más. No sobra
- La riqueza procede del conocimiento aplicado

miércoles, 12 de enero de 2011

Entradas más visitadas

http://2.bp.blogspot.com/_Dhc21m3myQA/RrmZO96rIZI/AAAAAAAAAGI/57GDFMnR7Tg/S227/luglio2005+143.jpgEl año pasado, a partir del 1 de julio, Google puso a disposición de los bloggeros torpes, como yo, de un contador de visitas en el que no se registran las que yo mismo realizo. El número de visitas en medio año ha sido de 15.000 . Quizás para algunos significan pocas, pero para mí es mucho sobre todo porque se incluyen muchos comentarios que la llegada de Facebook está haciendo bajar de una forma considerable. 

Ciertamente,  15.000 son pocas si las repartimos entre las casi 800 entradas existentes de una variedad temática muy alta pero en la que destacan, como podéis comprobar, las entradas referidas a: Política, Currículum, Profesorado, Universidad, Siglo XXI, Psicopedagogía y Lifelong Learning.
Concretamente las páginas más visitadas durante ese medio año han sido las siguientes:

  1. Semana de la Educación Especial                                     1.414 Páginas vistas           
  2. Teoría y práctica de la Educación Social                          1.024 Páginas vistas
  3. Valores de la escuela y de la sociedad                                 484 Páginas vistas
  4. Educador social                                                                  301 Páginas vistas
  5. El diseño                                                                            297 Páginas vistas
  6. Madrid noble, Milano comercial, Zaragoza agrícola....         292 Páginas vistas
  7. Principio de actividad- 1 (1986)                                          271 Páginas vistas
  8. Inicio de curso creativo                                                       242 Páginas vistas
  9. Calificar o Evaluar                                                              122 Páginas vistas
  10. Concepto educación social                                                 115 Páginas vistas

Como puede verse el tema de la educación social es el que más atractivo tiene. Las entradas pertenecen a todos los años en los que el blog esta activo desde el año 2007

martes, 11 de enero de 2011

La Universidad que queremos

Mi compañera Gracia Gómez escribe muy bien. Tanto que le publican sus artículos en el periódico. Una vez le pedí su intervención en un Claustro universitario y de regalo me envío también ese artículo para que se lo publicará en el blog. Yo entendí, no sé si equivocadamente, que Gracia ponía al mismo nivel, incluso superior, mi blog a El periódico de Aragón. NO  he podido negarme a subirlo.

Estos días son noticia la universidad, la innovación y la investigación. Hay empresarios financieros que consideran un error el recorte presupuestario en esta partida. Aunque los banqueros han perdido su credibilidad desde que todos les señalamos como desencadenantes de la crisis, supongo que su reclamación una más de las que piden asistencia económica para la formación­ es de agradecer. Pero, últimamente han añadido otro requerimiento: las titulaciones deberían adaptarse al mercado. No es la primera vez que se oye esta cantinela. Externas e internas, son muchas las voces que tararean el mismo estribillo. Sin embargo, no es esta la universidad que queremos y no es ese el objetivo de futuro que deberíamos perseguir.
Debemos cumplir las obligaciones inherentes a un servicio público. La Universidad existe para servir al objetivo prioritario de ser útil a la sociedad. Puede que diseñar titulaciones aplicadas y con alto contenido práctico sirva mejor al mercado en estos momentos. Pero no olvidemos que el mercado es una construcción social: hay tantos mercados como sociedades existen en el planeta y el mercado de hoy no es el mercado de mañana. Por lo tanto, adaptar las titulaciones al mercado es equivalente a comercializar productos formativos con garantía de obsolescencia. ¿Es esto lo que entendemos por servir a la sociedad?
Quizá el camino más productivo a medio y largo plazo sería empezar a distinguir entre capacidades y funcionamientos. No estaría mal tener en cuenta, como hace Nussbaum, que «cuando se trata de ciudadanos adultos, el objetivo público apropiado es la capacidad, no el funcionamiento. Los ciudadanos deben ser dejados en libertad para determinar, más allá de las capacidades, el curso concreto que han de seguir. Podemos ver la lista de capacidades como una larga lista de oportunidades para funcionamientos diversos, es decir, presentes y futuros».
Dicho de otra forma, lo que la sociedad necesita no es hiperespecialistas sino universitarios versátiles, capaces de adaptarse a los mercados de hoy y también a los de mañana; más aún, necesita ciudadanos capaces de transformar los mercados. Antes de la actual crisis —que ha demostrado tantas cosas— muchos habrían dicho que aquello que es bueno para las empresas es bueno para la sociedad en su conjunto. Sin embargo, es al revés: pensando en la sostenibilidad, sólo lo que es bueno para la sociedad será bueno también, a largo plazo, para la empresa. De hecho, una de esas cosas que ha demostrado la crisis es que los actuales mercados no sirven a la sociedad. En consecuencia, no hay que reformar nuestras titulaciones para que se adapten al mercado sino transformar el mercado para que sirva a la sociedad.
La Universidad pública es un pilar básico del Estado del Bienestar que tanto ha costado levantar y que, para algunos, parece ser el enemigo a batir. Contrarios a este logro social y reacios a admitir sus benéficos efectos, los conservadores entienden que la enseñanza superior y la investigación deben estar al servicio de la empresa. Es decir, la misión de la Universidad sería profesionalizar los estudios para mejor servir al mercado. Pero sabemos que formar es algo más que preparar a nuestros estudiantes para desempeñar una actividad profesional. Por eso, tenemos que defender la formación integral de nuestro futuro capital humano y poner a disposición de toda la sociedad —que no del mercado una buena oferta de ciudadanos.
No perdamos de vista que la Universidad que queremos es de la sociedad y para la sociedad. Es la utilidad de la enseñanza y no las enseñanzas útiles el lema que debería conducir nuestros pasos de futuro.

Gracia Gómez Urdáñez (Colectivo de Profesores)

lunes, 10 de enero de 2011

A de Andorra, A de amabilidad

La huelga de controladores me llevó como turista hasta el Principado de Andorra. Me habían advertido de su amabilidad, pero uno que empieza a acostumbrarse a ser un consumidor consumido y maltratado por los vendedores que consideran que debemos consumir o no hacerles perder su pagado tiempo; creía que no sería posible en un lugar en el que caben 100 y llegan 200 turistas.
Lo único malo son las filas pero si no tiene mapa ni GPS no se preocupe porque el guardia urbano, en medio de un caos de vehículos, le permitirá pararse para preguntar una dirección, le indicará de modo sonriente por donde debe ir y le aconsejará paciencia en el traffic jam.
Al llegar al hotel aparque sin problemas en la puerta. No se puede aparcar pero descargue las maletas con tranquilidad y cuando termine aparque bien.
- Perdone, no llevo el bono ni puedo imprimirlo porque no me funciona la PDA.
- No se preocupe. Imprímalo en nuestro ordenador. Pase por aquí.
Y así todo...
Muchas colas, mucha gente, pero mucha paciencia y amabilidad.
También me ha permitido conocer su Universidad. Había mantenido un contacto vía Internet con los colegas de la Universitat d'Andorra.
La gente de los sitios pequeños está ansiosa por conocer lo que hacemos en las grandes poblaciones pero en realidad somos nosotros los que tenemos que aprender de ellos.
En Aragón, si tenemos cuatro que quieren hacer Bellas Artes montamos una Facultad que nos cuesta más que becarlos para ir a un lejano país.
En Andorra, son cuatro y por eso convenían con otros para enviar a sus estudiantes a formarse de una forma adecuada a las necesidades de su pequeño país.
En España, nos gusta ser originales. Cuando todos los países europeos convergen en tres años de grado y dos de post grado, nosotros lo hacemos en un 4+1.
En Andorra, que no es un país de la Comunidad Europea,  han elegido el 3+2 de casi todos los países incluso le han dado la denominación BATXELOR de sus inventores, los ingleses.
Gracias colegas. Pensabais que en nuestra entrevista ibais a aprender de mí, pero en realidad el que ha aprendido he sido yo.