jueves, 17 de mayo de 2018

Aprendizaje colaborativo_Bergamo_grupo 1

La semana pasada estuve haciendo una visita docente en la Università degli Studi di Bergamo. Una de las sesiones era un taller, una clase práctica en la asignatura de Laboratorio ordinamentale di didattica II  de la profesora Cristina Casaschi en la que pusimos en acción la técnica denominada PUZZLE con un grupo de estudiantes de segundo año de Scienze della Formazione Primaria en la que trabajaron el artículo COMUNITÀ VIRTUALI PER L’APPRENDIMENTO E NUOVE TENCOLOGIE de Stefania Manca – Luigi Sarti.
Este primer trabajo corresponde al grupo compuesto por, Lavoro eseguito da:
Bolognini Laura
Petrogalli Alessia
Rizzo Serena
Rovelli Beatrice
Venturelli Elisa


Gracias, por vuestro trabajo.


INTRODUZIONE
Nella parte introduttiva dell’articolo “Comunità virtuali per l’apprendimento e nuove tecnologie” vengono confrontati due tipi di approcci di apprendimento: il primo è il cosiddetto “modello tradizionale del trasferimento di conoscenza”, in cui si punta tutto sull’esibizione di conoscenze misurabili, oggettive e universali, apprese attraverso una mera trasmissione del sapere; il secondo invece è il “modello delle comunità di apprendimento”, secondo cui non ci si basa più sul trasferimento passivo di conoscenze bensì sull’apprendimento situato.
È proprio questo secondo approccio, di matrice costruttivista, quello che si sta imponendo sempre più.
In questo caso studiare è più favorevole in gruppo che singolarmente, in quanto il supporto apportato da un componente del gruppo interviene nella zona di sviluppo prossimale di un altro.
Vengono presentate diverse comunità di apprendimento:
1. Communities of Learners
2. Knowledge Building Communities
3. Learning Communities
4. Communities of Inquiry
Partendo dal concetto di istruzione “ancorata” vengono ridisegnati i contesti di apprendimento strettamente legati alle realtà in cui gli studenti sono coinvolti in maniera attiva.
Sull’approccio costruttivista si sono innestati anche gli sviluppi tecnologici degli ultimi anni, andando a fondare le cosiddette “Computer Supported Collaborative Learning”, il cui obiettivo è quello di superare i limiti di un apprendimento hic et nunc, propri dell’aula scolastica, per ancorare l’apprendimento a contesti culturali e sociali più ampi e diversificati.
Un’ulteriore proposta che emerge è la “Comunità di Pratica”, la quale enfatizza il processo dialogico all’interno del percorso di apprendimento mediante la reificazione e la partecipazione dei membri del gruppo.
COMUNITÀ VIRTUALI PER L’APPRENDIMENTO E COMUNITÀ DI PRATICA
Nelle “Comunità di Pratica” ogni soggetto possiede delle capacità e delle conoscenze che mette a disposizione degli altri membri del gruppo.
Attraverso la condivisione, i soggetti da neofiti, ovvero privi di conoscenze circa un dato argomento, divengono esperti, proprio grazie alla condivisione e alla collaborazione con gli altri.
La “Comunità di Pratica” è caratterizzata da persone aventi tutte gli stessi interessi, tradizioni, conoscenze… ed è proprio attraverso le soluzioni di problemi veri e propri che si acquistano competenze spendibili poi in contesti altri.
È solo in questo modo che si arriva a sviluppare una propria identità, non solo singolare e individuale di una persona, ma collettiva e di gruppo.
LE ESIGENZE CHE EMERGONO E LE FUNZIONI CHE LE POSSONO SODDISFARE
La “Comunità Virtuale” vive grazie ai servizi della piattaforma telematica; il ruolo della tecnologia per l’efficacia della comunità (contesto di apprendimento) definisce i flussi comunicativi e le modalità di produzione.
La tecnologia che fa da supporto alla collaborazione è molto differente dalla tecnologia collaborativa in quanto la prima fa da sostegno alle interazioni e agli scambi comunicativi ma non orienta le attività, mentre la seconda è finalizzata alla creazione di nuovi modi comuni di vedere, agire e conoscere.
Le esigenze per la comunità virtuale sono divise per categorie:
COMUNICAZIONE: un sistema di supporto dovrebbe in primis rendere disponibile uno spazio dinamico di discussione e cooperazione strutturabile a più livelli per argomenti, fasi progettuali, obiettivi educativi, ecc. La piattaforma di comunicazione dovrebbe poter ospitare approcci basati sulla produzione cooperativa di elaborati, il che richiede una stretta integrazione con la base di conoscenza che costituisce la memoria relativamente stabile della comunità.

Devono in prima istanza essere garantite:
- Modalità di comunicazione basate su un testo sia asincrone (bulletin board) sia sincrone (chat);
- Modalità di comunicazione basate su audio (audio-conferecing), video (desktop conferencing, video conferenza) e grafica computerizzata (MOO/MUD);
- Possibilità di connotare diversamente i vari sotto-ambienti di discussione a seconda dei diversi obiettivi che in essi vengono perseguiti.
PRODUZIONE: con questo termine si intendono le modalità con cui un gruppo collaborativo, attraverso un insieme di strumenti, arriva a creare un prodotto.
Per fare ciò occorrono:
- Spazio di produzione cooperativa sincrona (lavagna condivisa)
- Controllo versioni e sincronizzazione accessi
- Strumenti per la pianificazione e la gestione dei progetti (calendari con attività)
- Strumenti di supporto (brainstorming)
- Integrazione con il mondo di internet
- Strumenti per la gestione dell’attenzione (all’utente deve essere notificato ogni evento rilevante nella comunità  es: quando vengono caricati i documenti da un altro utente)
MEMORIA: cattura i riferimenti e le conoscenze
RUOLI E IDENTITÀ
VALUTAZIONE
USABILITÀ
LA MEMORIA
Oltre ad un’esigenza comunicativa vi è la necessità di avere un sistema per la gestione della memoria di gruppo, formato da documenti prodotti dal gruppo stesso, i quali vengono successivamente integrati con prodotti esterni.
Il suddetto sistema dovrebbe garantire:
- Integrazione con gli studenti
- Interazione e reperibilità con le risorse precedenti
- Facilità di ricerca
- Interazione con internet
- Gestione dei dati multimediali
- Meccanismi di organizzazione e di indicizzazione
- Strumenti per la fruizione di glossari e ontologie
- FAC (frequently asks questions)
Vi deve essere una correlazione tra i documenti presenti in memoria e la comunicazione degli stessi.
RUOLI E IDENTITÀ
Il sistema di ruoli viene utilizzato per favorire l’integrazione reciproca e l’equilibrio tra la dimensione partecipativa e informativa. Importante è la valorizzazione dell’identità dei singoli che compongono il gruppo, in cui ognuno assume un ruolo specifico.
Vi è la necessità di disporre di un sistema di valorizzazione e di mantenimento delle identità dei partecipanti, il quale offre determinati servizi:
- Who’s who?  ogni partecipante deve presentare una scheda riguardante sé stesso. Ciò è utile nel caso in cui i gruppi siano virtuali e dunque vi siano delle distanze sociali
- Deve essere immediato risalire al profilo dell’autore di un messaggio o di un documento
- L’amministratore deve conferire ai partecipanti i diritti di accesso che possono variare: infatti a mano a mano che i singoli partecipanti acquisiscono esperienza, crescono le loro possibilità di accesso.
CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
In conclusione possiamo affermare che da un punto di vista metodologico risulta più efficace un modello costruttivista che dia importanza al rapporto collaborativo tra pari, che non si focalizzi unicamente su un apprendimento individuale ma di gruppo, è infatti fondamentale che sia il gruppo, nella sua globalità, ad imparare attraverso una distribuzione variabile delle conoscenze tra i partecipanti.
A seguito di queste considerazioni il ruolo principale del computer diviene quello di fornire una serie di forme di collaborazione e di costruzione della conoscenza.
Concentrandoci poi su un punto di vista più pratico, per chi organizza gli ambienti d’apprendimento collaborativi online non sarà possibile prevedere ogni evoluzione dei processi e di conseguenza ne deriva l’esigenza di creare ambienti sempre più flessibili e configurabili.
In ogni caso il settore delle “Comunità Virtuali” per l’apprendimento richiede ancora molto lavoro prima di risultare del tutto adeguato e funzionale all’apprendimento stesso.

Lavoro eseguito da:
Bolognini Laura
Petrogalli Alessia
Rizzo Serena
Rovelli Beatrice
Venturelli Elisa


lunes, 14 de mayo de 2018

La Cala

La amistad con Grassa Toro viene de muy lejos, tanto que tendríamos que buscar en la documentación oficial para saber la fecha exacta. Carlos fue alumno de magisterio cuando yo era profesor. Desde el primer momento, con un grupo de estudiantes inquietos que Carlos lideraba comenzó una relación más allá de la de estudiante profesor.
Luego vino su participación en el  proyecto: Aprender a enseñar comunicando y comunicar enseñando a aprender.
Y luego, siempre tenía noticias de Carlos.
Cuando, después de su periplo colombiano, regreso a La Cala he frecuentado ese lugar para encontrarme con tipos y tipas cuyo cerebro y creación genera dolores de cabeza porque tus sinapsis llevan una velocidad que apenas pueden seguir el ritmo de esas personas singulares y poéticas.

En mi blog encontraréis algunas referencias:

http://egarciaunizar.blogspot.com.es/2007/07/feliz-cumpleaos-grassa-toro.html

http://egarciaunizar.blogspot.com.es/search?q=La+Cala

La Cala tiene una web tan llena de creación, de imaginación, de ideas, de ideosincrasia, de inteligencias inherentes, 





viernes, 11 de mayo de 2018

Nicaragua 2018

Cuentan que el 31 de mayo de 1911, cuando el dictador mexicano Porfirio Díaz estaba a punto de abordar en Veracruz el barco que lo llevaría a su exilio en París después de haber perpetrado su último fraude –el único fallido en sus más de tres décadas de gobierno- contra el Partido Antirreeleccionista liderado por Francisco Madero, emitió una de las frases más proféticas de las muchas harto memorables que se le atribuyen: "Madero ha soltado al tigre, vamos a ver si puede controlarlo." El tigre es el pueblo, pero no cualquier "pueblo": es el pueblo de las revueltas, asonadas y turbulencias, capaz de excesos y acciones imposibles de vaticinar como la Primavera árabe, la caída del muro de Berlín, el derrocamiento del Sha de Irán en cuestión de horas, las masivas deserciones del ejército del Zar que precedieron a la revolución de octubre, etc. No hubo sibila ni analista social capaz de otear los síntomas previos de estos levantamientos en un horizonte que hasta la víspera lucía despejado. Por eso la historiadora Theda Skocpol sostiene que las revoluciones no se producen, simplemente ocurren.
El tigre parecía reposar en prolongado letargo. Algunos hablaban de la fatiga de la guerra. De la apatía política de las nuevas generaciones de jóvenes. Otros de la decadencia y cooptación de los movimientos sociales. En todo caso, es un  hecho que los nicaragüenses resistimos la subida del IVA al 15% y otras reformas fiscales impopulares, no menos de cuatro fraudes electorales, un pacto de villanos entre los dos partidos políticos más fuertes, la inconstitucional reelección consecutiva, la persecución de las ONGs y el desmantelamiento de la independencia de los poderes del Estado sin serias conmociones, aunque no sin protestas y propuestas. Los cuatro gobiernos de la posguerra, de muy diverso cuño cada uno, tuvieron un denominador común: ante el turismo y la inversión extranjera vendieron a Nicaragua como un remanso de paz, en marcado contraste con el triángulo norte de Centroamérica. Hasta que alguien o algo soltó al tigre en Nicaragua. O el tigre saltó porque le tocaron los huevos. ¿Cómo se los tocaron?

Todo empezó con las protestas que suscitó el negligente manejo por las entidades estatales del incendio en la reserva Indio-Maíz, que afectó a más de cinco mil hectáreas de bosque. El incendio forestal empezó a propagarse como incendio político a todo el país cuando jóvenes universitarios se manifestaron, protestaron y fueron vilipendiados por el jefe de la bancada sandinista en la Asamblea Nacional Edwin Castro, profesor de derecho constitucional de la Universidad Centroamericana (UCA) en Managua. A los insultos del diputado, los estudiantes respondieron irrumpiendo en su clase del jueves 12 de abril y, al grito de consignas y a horcajadas sobre una ventana a modo de exótico podio, dieron lectura a un comunicado. La grabación de este acto circuló en las redes sociales. Algo se había roto. ¿Qué cosa? Un tabú. Edwin Castro fue el primer funcionario del régimen en recibir un repudio explícito en un ámbito que seguramente considerada como un coto vedado a sus adversarios. Ocurrió lo impensable e impracticable. Y su reporte audiovisual se diseminó como semillas de ceibo.

Seis días después, con los rescoldos aún humeantes del encontronazo con Castro, vino la aprobación sin consenso de las reformas a la seguridad social: 5% de reducción de las pensiones y un aumento de las cotizaciones desde el 6.25% al 7% para el trabajador y desde el 19% al 22.5% para el empleador. Ese fue el inicio inmediato que rebalsó un acumulado de dos quinquenios y pico: el destape de las millonarias mansiones que en Costa Rica y en España compró el Presidente del Consejo Supremo Electoral Roberto Rivas, más de cuatro fraudes electorales, la represión a las ONGs, el control de los fondos de la cooperación externa, el monopolio de la publicidad estatal por empresas de los hijos de Ortega-Murillo, las concesiones a las empresas mineras, el monopolio de las empresas que prestan servicios de salud a la seguridad social, los oligopolios del mercado de medicamentos y similares, y un larguísimo etcétera que llenaría tratados y enciclopedias.

El tigre saltó con rabia a las calles. Los movimientos y cambios sociales los hacen los tigres, es decir, las masas viscerales. Los reclamos de un cambio se hacen con las vísceras por la sencilla razón de que los poderosos se resisten a que le arrebaten la tajada del león mediante el diálogo y palabras persuasivas. En su libro "Redes de indignación y esperanza", el sociólogo Manuel Castells, que ha acompañado y estudiado por décadas a diversos movimientos sociales –desde el mayo del 68 en París hasta el de los indignados en España-, destaca el papel de las emociones en la política. Si el poder busca cohibir el cambio amedrentando a la población, el contrapoder logra sus objetivos cuando el tigre vence el miedo y se llena de ira y esperanza.

El episodio con Edwin Castro fue un punto de inflexión de pérdida del miedo y del hervor de la ira. La ira puede ser canalizada porque encontró un punto de convergencia: el FSLN, que en estos momentos es identificado con todas las formas de expolio: el asalto a la caja de la seguridad social, las mafias madereras y la deforestación, el extractivismo e incluso el narcotráfico, entre otros males acuciantes. Como sucedió cuando Somoza, el somocismo era un sistema ligado a dinámicas supranacionales del capitalismo que escapaban a su control y lo trascendían. En ese sentido, no era responsable exclusivo de todos los males. Pero como era un sistema bien incardinado en esas dinámicas y tenía un hombre fuerte que lo encarnaba –Anastasio Somoza-, la rabia pudo encontrar un objetivo concreto, un lenguaje pintoresco y ser canalizada.

El FSLN es el nudo fontal de los expolios. No es su causante exclusivo y no dudo que la mayoría de ellos existiría incluso en ausencia del FSLN, como ocurre en el resto del istmo, donde los expolios son ejecutados por partidos políticos que ni en raíces ni en retórica guardan afinidad con el FSLN, si exceptuamos –hasta cierto punto- al FMLN. Pero en las últimas dos décadas –incluso antes de asumir el poder-, el FSLN les ha insuflado aliento, dado forma y provisto de manos y cabezas. Y además de esto, ha aportado su particular versión de los medios para perpetuar el sistema, no enteramente original si levantamos un poco la vista de este tiempo y lugar: gamberros que contienen a la oposición a morterazos, compra de clientela política con cargos, láminas de zinc y sacos de frijoles, proclamación de un estado confesional, autoidentificación como socialistas y una cosmética kitsch que abigarra con colorines las bancas en la calle, las pancartas y los memos oficiales.

En las calles de Managua, impregnada hasta el hartazgo por esa cosmética como una forma de apropiación política del espacio, la rabia se ha enfocado primordialmente sobre los "chayopalos", antes llamados "arbolatas", los árboles metálicos gigantescos y de colores que Rosario Murillo ha sembrado en la capital. Son los símbolos del régimen. Sobre ellos se ensaña la odiosa pero recurrente economía jurídica del ojo por ojo. En desquite por la negligencia con la que el gobierno enfrentó el incendio en la reserva Indio-Maíz, los manifestantes empezaron a deforestar Managua, podando y quemando sin misericordia los "chayopalos" con que la Vicepresidente ha ido construyendo la que la vox populi ha bautizado como reserva Chayo-Maíz.

El incendio político se ha extendido a decenas de ciudades y numerosos puntos de la capital. El asedio al que los manifestantes han sido sometidos por policías, fuerzas antimotines y miembros de la Juventud Sandinista ha cobrado más de 20 muertos comprobados hasta el domingo 22 de abril, con un sobresaliente desbalance en perjuicio de las fuerzas de la oposición. Hay también más de 40 desaparecidos y decenas de detenidos. La dispersión de energías y la falta de organicidad de quienes protestan no permiten vaticinar el derrotero de esta lucha.  Intentando desmarcarse de la propuesta del Consejo Superior de la Empresa Privada (COSEP), que se conforma con una marcha atrás en las reformas en seguridad social, un grupo de estudiantes universitarios dieron a conocer un pliego de peticiones donde reclaman una mesa de diálogo amplia que no se reduzca al COSEP, anular la reforma, investigación de los asesinatos, destitución inmediata de todos los alcaldes, otros funcionarios públicos y jefes de la policía que protegieron a los vándalos en contra de los estudiantes, restablecimiento de la libertad de expresión y la señal de los medios censurados, libertad de los encarcelados por manifestarse, independencia de los poderes del Estado, investigación del enriquecimiento ilícito de los funcionarios públicos y devolución de lo robado, renuncia inmediata de Daniel Ortega y todo su gabinete, y convocar a elecciones libres. En caso de no quedar satisfecho, el tigre seguirá al ataque o al acecho.

miércoles, 9 de mayo de 2018

La invisibilidad de las mujeres

TORRES, Maruja (2002) (1ª edición 1999) : Mujer en guerra. Más masters da la vida. Barcelona. Ediciones RBA Colecciones.

Leía esto:
 “En América Latina, eso es frecuente: cuando una mujer va acompañada por un hombre, aunque sea el botones del hotel que carga con sus paquetes, ella desaparece a todos los efectos, aunque sea quien controla y quien, de alguna forma, manda.” (P.252)
Al tiempo que una amiga me decía que cuando habla con el fontanero, el electricista, el mecánico la tratan como si no supiera de lo que le hablan ( lo que es verdad) pero a su marido que tampoco tiene ni idea de fontanería, de electricidad, de mecánica le hablan como si fuera un colega.
Yo también recuerdo cuando no existían los tomtom ni google maps y te parabas a preguntar por un lugar, una dirección
, aunque era mi pareja la que conducía y la aborigen del país, se dirigían a mí que iba en el asiento del copiloto.

lunes, 7 de mayo de 2018

EL EXTRAÑO


EL EXTRAÑO

 Unos cuantos años después que yo naciera, mi padre conoció a un
 extraño, recién llegado a nuestra pequeña población.

 Desde el principio, mi padre quedó fascinado con este encantador
 personaje, y enseguida lo invitó a que viviera con nuestra familia.
 El extraño aceptó y desde entonces ha estado con nosotros.

 Mientras yo crecía, nunca pregunté su lugar en mi familia; en mi mente
joven ya tenía un lugar muy especial.
Mis padres eran instructores complementarios:
 Mi mamá me enseñó lo que era bueno y lo que era malo y mi papá me
 enseñó a obedecer.
 Pero el extraño era nuestro narrador. Nos mantenía hechizados por
 horas con aventuras, misterios y comedias. El siempre tenía respuestas
 para cualquier cosa que quisiéramos saber de política, historia o
 ciencia.
 ¡Conocía todo lo del pasado, del presente y hasta podía predecir el
 futuro! Llevó a mi familia al primer partido de fútbol. Me hacía reír,
 y me hacía llorar.
El extraño nunca paraba de hablar, pero a mi padre no le importaba. A
 veces, mi mamá se levantaba temprano y callada, mientras que el resto
 de nosotros estábamos pendientes para escuchar lo que tenía que decir,
 pero ella se iba a la cocina para tener paz y tranquilidad. (Ahora me
 pregunto si ella habrá rogado alguna vez, para que el extraño se
 fuera.)

 Mi padre dirigió nuestro hogar con ciertas convicciones morales, pero
 el extraño nunca se sentía obligado para honrarlas.

 Las blasfemias, las malas palabras, por ejemplo, no se permitían en
 nuestra  casa, ni por parte de nosotros, ni de nuestros amigos o de cualquiera que
 nos visitase.

 Sin embargo, nuestro visitante de largo plazo, lograba sin problemas
 usar su lenguaje inapropiado que, a veces, quemaba mis oídos y que
 hacia que papá se retorciera y mi madre se ruborizara.
 Mi papá nunca nos dio permiso para tomar alcohol. Pero el extraño nos
 animó a intentarlo y a hacerlo regularmente. Hizo que los cigarrillos
 parecieran frescos e inofensivos, y que los cigarros y las pipas se
 vieran distinguidas.
 Hablaba libremente (quizás demasiado) sobre sexo. regularmente. Sus comentarios eran a veces evidentes, otras sugestivos, y generalmente vergonzosos. Ahora
 sé que mis conceptos sobre relaciones fueron influenciados fuertemente
 durante mi adolescencia por el extraño.

Repetidas veces lo criticaron, mas nunca hizo caso a los valores de
 mis padres, aun así, permaneció en nuestro hogar. Han pasado más de
 cincuenta años desde que el extraño se mudó con nuestra familia.

 Desde entonces ha cambiado mucho; ya no es tan fascinante como era al principio.
 No obstante, si hoy usted pudiera entrar en la guarida de mis padres,
 todavía lo encontraría sentado en su esquina, esperando por si alguien
 quiere escuchar sus charlas o dedicar su tiempo libre a hacerle
 compañía... ¿Su nombre?


 Nosotros lo llamamos.......Televisor!!

Nota:  Se requiere que este artículo sea leído en cada hogar.
 ¡Ahora tiene una esposa que se llama: Computadora!!

..y un hijo que se llama Móvil!

 con el agravante que el nieto,
 pinta ser el peor de todos, el SMART PHONE





La persona que me lo envío se llama Lilia (una estudiante de magisterio) pero ni ella ni yo podemos localizar al autor.

viernes, 4 de mayo de 2018

¿Qué se necesita para enseñar por competencias?

Recojo este comentario en una entrada antigua de este blog, pero quiero destacar las interesantes reflexiones que provocan las entradas. Esto es lo que más me interesa: La interactividad del blog.

La escuela debería ser un lugar privilegiado para proporcionar una formación que permita participar plenamente en la vida ciudadana y democrática, creando a ciudadanos responsables, críticos y maduros. Hoy en día podemos percibir que existe una contradicción entre el tipo de educación que se proporciona en las escuelas y el modelo de sociedad al que formalmente se aspira. Lo que se tiene que conseguir, es construir escuelas que sean democráticas y que preparen a los individuos para actuar como auténticos ciudadanos y no como súbditos. Además, debemos preparar a los niños y jóvenes para desenvolverse en una sociedad que cambia muy rápidamente. Uno de los principales inconvenientes es que las escuelas no se transforman al mismo ritmo que la sociedad, esta va más acelerada. Hay que reflexionar sobre cómo debería ser la educación para este siglo en el que vivimos de individualidad, indiferencia, consumismo y capitalismo. El profesor, debe tener una conciencia clara de que él no enseña, en ¿Qué se necesita para enseñar por competencias?

miércoles, 2 de mayo de 2018

Competencias de futuro

Esther Paniagua en un blog de la Fundación Innovación Bankinter

Señala las 10 competencias necesarias en 2015 y en 2020:

1. Resolución de Problemas complejos (1)
2. Coordinación con otros.                  (5)
3. Dirección de personas                  (4)
4. Pensamiento crítico                  (2)
5. Negociación                                  (9)
6. Control de calidad
7. Servicios de orientación                 (8)
8. Evaluación y toma de decisiones (7)
9. Escucha activa
10. Creatividad                                   (3)
INTELIGENCIA EMOCIONAL (6)
Flexibilidad cognitiva                (10)

Boyd propone otras competencias como son:
                                                                             

1. Curiosidad sin límites
2. Freestyling: La combinación hombre-robot obtiene mejores resultados que sólo máquinas.
3. Liderazgo emergente: “La capacidad de dirigir las cosas en la dirección correcta sin la autoridad para hacerlo, a través de la competencia social”
4. Incertidumbre constructiva:  ¿Cómo? Ralentizando la toma de decisiones para reducir su impacto. Es decir, aplazar la toma de decisiones para recopilar información y que nuestras preferencias y prejuicios sociales no se apoderen de ellas.
5. Ética compleja: Nuestra perspectiva del mundo y nuestro lugar en él están enraizados en nuestro sistema ético. Es necesario examinarlo para superar el solipsismo y el tedio posmodernos y superar los predominantes sistemas éticos simplistas.
6. Generalistas profundos: Por tanto, hay que adoptar las estrategias ganadoras de las dos clases de seres vivos: de los especialistas, profundamente conectados con el contexto en el que viven, y de los generalistas, capaces de prosperar en muchos contextos.
7. Lógica de diseño: No se trata sólo de diseñar para contextos comerciales sino de utilizar las lógicas de la experiencia del usuario, la tecnología y la difusión de innovaciones en un sentido más general; prever futuros basados en nuestro presente pero con nuevas herramientas, ideas o tótems culturales agregados, y explorar sus implicaciones.
8. Creatividad post-normal:
9. Posteridad, no historia ni futuro:  La posteridad implica la continuidad de la sociedad y las obligaciones de aquellos que viven ahora para con sus futuros herederos.
10.  Actuar y hacer con sentido: Es la capacidad para determinar el significado o significación más profundo de lo que se está expresando. A medida que las máquinas inteligentes asuman el control de trabajos rotatorios, fabricación rutinaria y servicios, habrá una creciente demanda de habilidades de pensamiento de nivel superior que no pueden ser codificadas. Estas nos ayudan a crear ideas únicas, críticas para la toma de decisiones.

domingo, 29 de abril de 2018

Civilización incivilizada

Cada vez me encuentro con más manifestaciones de la falta de civilidad del mundo occidental, es decir, falta de respeto al prójimo no importa de qué religión sea o no sea de ninguna.
Considero que es una falta del sistema educativo que comprende no solo a la Escuela, sino también a la Familia, los Medios de Comunicación, la Administración, los Partidos Políticos, los Sindicatos, vamos! La SOCIEDAD en su conjunto y sin que podamos escaparnos en el conocida culpa al SISTEMA, porque todos somos (f)ACTORES de ese sistema.

Esta reflexión ha sido provocada por varios hechos durante las vacaciones de Semana Santa que enumeraré, no ocurra que se pueda pensar, simplemente que son rarezas de mi edad:
- padres, madres e hijos e hijas parados en un carril bici haciendo selfi,
- conductores acompañados de niños que no soportan una fila y adelantan poniendo en peligro a otros,
- conductores acompañados de niñas que no respetan a las bicis,
- bicis en familia que no respetan a los peatones, ni a los semáforos,
- conductores que aparcan en lugar reservado para minusválidos,
- mercado ocasional no suficientemente señalizado,
- niños que dejan abierta una puerta de frigorífico con advertencia de cerrarla para no gastar energía,
- niños que malgastan agua,
- niños que malgastan comida.
Y otras muchas más.

jueves, 26 de abril de 2018

Conceptos cambiantes o relativos

Sesenta y un años. Doctor en Filosofía y Ciencias de la Educación (sección Pedagogía). 39 años como docente universitario y,,, NO ENTIENDO ESTE MUNDO. Al menos no entiendo a los jueces porque el concepto de justicia creo que sí lo entendí ya de pequeño.

El juez Llarena discute con sus colegas alemanes si en lo del 1-O  y el asedio a la Consejería de Hacienda era o no era violencia, Cifuentes no dimite sino que se retira, gentes de misa diaria imputados por meter la mano en la caja y no precisamente en la de la sacristía, senadores que hablan como violadores, y violadores que solo son considerados abusadores. (como la de la canción)

Menos mal que la edad de la joven era menor a la de sus agresores porque de haber sido coetáneos, a lo peor, en lugar de agresión sexual se consideraba una "chiquillada". De verdad, de verdad, que yo no entiendo o es que pretenden que no entienda.

Anoche leyendo un libro escrito en 1931 y a propósito del filósofo americano, Dewey, encontraba esta frase:
"la vida moderna significa democracia, y democracia significa la liberación de la inteligencia..."

Y lo que creo que la confabulación de las TIC ( tecnologías de la desinformación y la saturación ) con estos políticos pretenden declararnos idiotas para que no podamos liberarnos.

Pero no me engaño, sé que muchos de los que me leeis, estaréis de acuerdo conmigo; pero esta misma mañana he escuchado como un joven de unos 25 años decía a su novia: "yo a esos así los atropellaría" refiriéndose a un "sin techo" que cruzaba con parsimonia la calle y que había sido pitado por un taxista con la luz de libre. ¡Qué miedo! Como diría Beltort Brecht, primero vinieron...

Pero recuerdo, que este post nació de la rabía de la noticia:

Sentencia de 'La Manada': condenados a 9 años por abusos, pero absueltos de agresión sexual

martes, 24 de abril de 2018

Soledad y Raíces

TORRES, Maruja (2002) (1ª edición 1999) : Mujer en guerra. Más masters da la vida. Barcelona. Ediciones RBA Colecciones.



Soledad y Raíces:
Maruja Torres hace una reflexión sobre cuando sentía la soledad, ella no reaccionaba distinto que sus compañeros que tenían “raíces”, que tenían una familia que les esperaba a la vuelta de su misión de enviado especial a una guerra. Se pregunta si la familia sería un seguro contra la locura o un agravante más. (P.240)

Soledad y Raíces es una cuestión que personalmente me viene en mente cuando me aflora el sentimiento de soledad. Lo atribuyo en parte a la falta de raíces por haber abandonado tempranamente mi ciudad, por haber dejado familia y amigos cuando llevaba pantalón corto. Un colega ha descrito mas positivamente la experiencia del internado a corta edad.

Cuando vuelves a tu ciudad, los coetáneos han vivido una vida distinta, una adolescencia y una juventud distinta y debes comenzar a entretejer los puntos de referencia, los anclajes y las piedras angulares.

Quizás el problema es que nos encontramos solos cuando no tenemos la compañía que gusta que nos arrope y muy acompañados cuando queremos estar solos y mirar a nuestro interior.